Faces of past and future presence

L’installazione multimediale “faces of past and future presence” (in italiano “volti della presenza futura e passata”), presentata in data 25/10/2019, è un audiovisivo dal quale emerge la testimonianza di un utente della struttura psichiatrica, che ci racconta dal suo punto di vista com’era questo luogo e come se lo immagina in futuro.

“Guardati intorno. Riesci a percepire la distanza che ci separa dalla realtà di questi luoghi?”

La testimonianza di un utente della struttura ci spinge alla riflessione. Bisogna fare armonia.. Cos’è l’armonia senza dissonanza? Luoghi come questo evocano i contrasti insiti nella nostra realtà, e proprio queste contraddizioni ci spingono a ridefinirci e ad allargare le prospettive.

Ferite aperte sui muri lasciano intendere il recente e duro passato. Sono come finestre a cui ci affacciamo per provare a comprendere com’era questo luogo trenta, quarant’anni fa, e come sarà tra altrettanto tempo. Ogni tentativo sfocia nell’immaginario: il ricordo vive solo in coloro che l’hanno vissuto in prima persona, come medici o pazienti, e il suo futuro è inafferrabile, frantumato nelle molteplici prospettive generate dall’immenso immaginario collettivo.

L’installazione lancia al pubblico i seguenti quesiti: “Cosa sai davvero di questo luogo? Cosa pensi del suo futuro?”

Dialogo tratto dall’intervista di un utente

“Questo posto qua secondo me è morto, perchè non c’è più niente.
Ti ho raccontato dei tempi passati, c’erano i maiali, giù di la, le mucche, era come un paese… Si faceva amicizia anche tra giovani, anche io ero giovane, avevo una nuova amicizia e andavamo a girare – per dire, da quando c’era la 180, prima non andavo da nessuna parte.

– quando siete riusciti ad uscire?

sull’ottanta…

– dopo la 180?

si, dovevano capire questo, se puoi uscire o non puoi uscire.. tutto li.

– Cosa pensi del futuro di questo luogo?

Adesso forse chiudono proprio.
Non son sicuro ma.. non ci sarà più il bar. Perchè siamo rimasti in 50 di là.
Se non vengono gli studenti che portano un po’ di soldi – eh praticamente…
Guadagno non ce n’è, come fanno a pagare a noi? Se riuscite a fare armonia, diciamo…
Fate una festa, tutt’intorno, bancarelle, eh mi ricordo questa cosa qui.
Quella è armonia perchè vengono da fuori a vedere com’è il posto.

Una volta entravano e chissà cosa era, adesso portano i bambini”.

 

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Video: Davide Bertola
Audio: Voce camuffata di un utente
Programmazione: Massimiliano Ciranni
Foto: Carlo Ceccarelli

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